Stati Uniti: Le mobilitazioni studentesche contro la guerra di Israele si diffondono

Diversi commentatori hanno sollevato la somiglianza di queste occupazioni dei campus con quelle avvenute negli anni Sessanta

Fonte. English version

di Barry Sheppard, 24 aprile 2024
Immagine di copertina:  Il 23 aprile si è svolta una protesta di massa da parte di studenti e personale della Columbia University, in seguito alla decisione dell’Università di chiamare la polizia contro un accampamento pacifico. Foto: @Bassam_Khawaja/X

Da quando Israele ha lanciato la sua ultima guerra genocida contro i palestinesi – con conseguenti uccisioni di massa e distruzione delle infrastrutture a Gaza – le proteste sono aumentate nei campus degli Stati Uniti.
La risposta dei sostenitori della guerra di Israele è stata quella di accusare le manifestazioni pro-palestinesi di essere antisemite.
Con l’intensificarsi delle uccisioni e delle distruzioni, si sono intensificati anche molti tipi di proteste contro la guerra in tutta la società statunitense, compresi i campus. In risposta, i sostenitori di Israele hanno chiesto che fossero perseguiti docenti e studenti filo-palestinesi.
All’Università della California del Sud (USC), la studentessa musulmana sud-asiatica Asna Tabassum è stata scelta come testimonial della sua classe, in base ai suoi risultati.
Quasi immediatamente le forze pro-Israele all’interno e all’esterno del campus hanno chiesto che venisse rimossa come testimonial perché musulmana e pro-palestinese. Tabassum è stata bersagliata di discorsi d’odio.
La USC ha poi annunciato che Tabassum non avrebbe tenuto il discorso di commemorazione alla cerimonia di laurea della sua classe a causa di “problemi di sicurezza”, ma non ha spiegato quali fossero questi “problemi”.
Tabassum ha risposto sul sito web del Council on American-Islamic Relations, affermando in particolare: “Non sono sorpresa da coloro che cercano di propagare l’odio. Mi sorprende che la mia università – la mia casa per quattro anni – mi abbia abbandonato”.
Immediatamente sono scoppiate le proteste di studenti e docenti. Questo ha portato la USC a dire che non ci sarebbe stato alcun discorso di laurea e che tutti gli oratori esterni, compresi quelli a cui sarebbe stata conferita la laurea honoris causa, non avrebbero partecipato alla cerimonia – presumibilmente per paura che potessero dire qualcosa di pro-palestinese.
Pochi giorni dopo, il 18 aprile, un accampamento di studenti filo-palestinesi che si stava tenendo nel campus della Columbia University di New York è stato attaccato dalla polizia, che ha arrestato più di 100 manifestanti.
Oltre a opporsi alla guerra di Israele a Gaza, gli studenti chiedevano che l’Università disinvestisse dallo sviluppo di armi statunitensi inviate a Israele.
Si è trattato del più grande arresto di massa in una protesta alla Columbia University dal 1968, quando circa 700 studenti furono arrestati durante un’occupazione contro la guerra in Vietnam.
Prima dell’azione della polizia nel campus, la Columbia ha sospeso tre studentesse del Barnard College dell’Università – Isra Hirsi, Maryam Iqbal e Soph Dinu – per aver partecipato all’accampamento di protesta. Hirsi è la figlia della rappresentante del Congresso Ilan Omar.
Altri manifestanti sono stati sospesi un giorno dopo. La sospensione significa che gli studenti non possono frequentare le lezioni, e che non possono beneficiare delle stanze nei dormitori e dei pasti nella mensa.
La rettrice della Columbia University, Minouche Shafik, ha chiamato la polizia per interrompere la protesta. Lo ha fatto dopo essere stata messa sotto torchio da una commissione bipartisan del Congresso a caccia di streghe, che ha perseguito i funzionari delle università e dei college per vietare le manifestazioni pro-palestinesi.
Anche la polizia ha riferito che l’accampamento era pacifico e non c’erano violenze o minacce. Gli arresti per “sconfinamento” nel campus sono stati effettuati pacificamente. Shafik non ha ancora fornito argomenti credibili per giustificare le sue azioni.
Gli studenti della Columbia hanno reagito all’attacco organizzando ogni giorno da allora azioni nel campus. L’Università, tuttavia, sta tenendo fuori dal campus – normalmente aperto ai visitatori – tutti gli “estranei”. Uno di questi estranei, che ha saltato la recinzione per partecipare alla manifestazione di oggi, è Cornell West, noto attivista nero e professore presso l’Union Theological Seminary, affiliato alla Columbia.
West si candida come indipendente alle elezioni di novembre. Ha dichiarato a DN! di aver elogiato gli studenti per aver “combattuto di fronte alla dominazione e all’occupazione, e di averlo fatto con enorme determinazione”.
Amy Goodman ha riferito su DN! che il 22 aprile la polizia ha arrestato 60 manifestanti all’Università di Yale, nel Connecticut, tra cui 47 studenti, dopo che questi avevano allestito un accampamento per chiedere alla scuola di disinvestire dai produttori di armi.
“Altri campus in cui sono stati allestiti accampamenti sono ora presenti in numerose altre scuole, tra cui l’Università del Michigan-Ann Arbor, l’Università della California, Berkeley, l’Università del Maryland, il MIT e l’Emerson College di Boston”, ha dichiarato.
L’invito a sopprimere le manifestazioni pro-palestinesi si basa sulla pretesa che siano antisemite e mirino a spaventare e minacciare gli studenti ebrei nei campus.
La Casa Bianca si è unita a questo coro. Il New York Times ha riportato che il presidente Joe Biden, in un saluto pasquale tenuto dopo gli arresti del 18 aprile alla Columbia, ha “condannato l’antisemitismo nei campus universitari”,
“Questo palese antisemitismo è riprovevole e pericoloso e non ha assolutamente posto nei campus universitari o in qualsiasi altro luogo del nostro Paese”, si legge nel messaggio.
Una dichiarazione della Casa Bianca rilasciata in risposta alle proteste della Columbia ha affermato che: “Mentre ogni americano ha il diritto di protestare pacificamente, gli appelli alla violenza e all’intimidazione fisica contro gli studenti ebrei e la comunità ebraica sono palesemente antisemiti, inconcepibili e pericolosi”.
Il NYT ha riferito che i manifestanti pro-Palestina hanno anche bloccato le strade principali di New York e San Francisco e le strade di accesso agli aeroporti di Chicago e Seattle.
Gli studenti che sostengono la guerra di Israele possono sentirsi sempre più in minoranza nella maggior parte dei campus, ma le accuse di violenza antisemita da parte degli studenti che protestano contro la guerra sono infondate e non sono stati forniti esempi.
Ciò che viene tralasciato dalla narrazione dei media e della Casa Bianca è che esiste una sezione significativa di studenti ebrei che fa parte delle azioni pro-palestinesi e spesso svolge un ruolo di primo piano. Ad esempio, alla Columbia, la Jewish Voice for Peace (JVP) svolge un ruolo di primo piano da novembre. L’Università ha ufficialmente bandito la JVP, che però è andata avanti lo stesso.
La festività ebraica della Pasqua è iniziata il 22 aprile e celebra la liberazione degli ebrei dall’Egitto. È arrivata a rappresentare la liberazione di tutti i popoli oppressi.
In molte occupazioni si è festeggiata la Pasqua ebraica. Il NYT, che è sempre stato a favore di Israele, ha ammesso che: “La prima notte di Pasqua, la nenia delle Quattro Domande è riecheggiata dalle case e dai raduni ebraici di tutto il mondo, anche da spazi improbabili e contestati: il centro delle proteste pro-palestinesi alla Columbia e in altre università dove si stanno svolgendo le manifestazioni”.
“Lunedì, mentre calava la sera sull’accampamento di tende della Columbia, circa 100 studenti e docenti si sono riuniti in cerchio attorno a un telo blu cosparso di scatole di matzo e di cibo preparato in una cucina kosher. Alcuni studenti indossavano la kaffiyeh, la tradizionale sciarpa palestinese, mentre altri portavano lo zucchetto ebraico. Hanno distribuito Haggadah (libri di preghiere per la Pasqua ebraica) fatte a mano e hanno letto preghiere in ebraico, rispettando la tradizione”.
Alla faccia dell’“antisemitismo” degli studenti filopalestinesi.
Diversi commentatori hanno sollevato la somiglianza di queste occupazioni dei campus con quelle avvenute negli anni Sessanta. Stiamo assistendo a una nuova ondata di radicalizzazione studentesca?

Traduzione: Simonetta Lambertini – Invictapalestina.org